NAPOLI, così non VA(R)

IL LECCE ESPUGNA IL SAN PAOLO PER 2-3. I GOL DI MILIK E CALLEJON NON BASTANO, LAPADULA E MANCOSU FIRMANO LA VITTORIA DEI GIALLOROSSI, MA IL NAPOLI RECRIMINA
Fischio finale, testa bassa e quell’immagine che per la sesta volta (su nove sconfitte) si riflette all’interno del rettangolo da gioco del San Paolo di Napoli. Ancora una volta è la squadra ospite a gioire e festeggiare il raggiungimento del massimo risultato, di quei 3 punti che mai come in questo periodo, servivano come l’aria.
Questa volta è il Lecce di Liverani ad alzare le braccia in segno di gloria dopo una partita giocata in maniera corretta e preparata tatticamente bene dai pugliesi.
Ancora una volta è il Napoli ad uscire a testa bassa e con tanta rabbia.
Eppure questa volta la rabbia non è indirizzata solo verso una prestazione che, va detto, per quanto sia stata soddisfacente dal punto di vista del possesso palla ha mostrato ancora una volta delle lacune troppo evidenti che nelle ultime settimane erano state mascherate dalle vittorie. Questa volta la rabbia è verso un arbitraggio che definiamo, in maniera riduttiva, alquanto inadeguato per i livelli
della Serie A. L’arbitro Giua e la sala VAR (guidata da Abisso) non si sono dimostrati all’altezza della situazione offrendo una prestazione molto discutibile, valutando molti episodi con giudizi opinabili.
È sempre difficile ridurre una partita agli episodi, eppure ce ne sono almeno due che sembrano pesare come macigni sull’economia di questa partita. Il primo è il mancato calcio di rigore a favore della squadra di Gattuso su fallo ai danni di Milik. Il polacco viene ammonito per simulazione e, nonostante le immagini
sembrino dargli ragione, l’episodio viene semplicemente archiviato dal VAR che, dopo un colloquio con Giuia, non torna sui suoi passi. Il secondo episodio avviene sulla metà campo leccese dove un fallo, che sembrava netto, non viene fischiato ridando il possesso ai ragazzi di Liverani che, a ridosso dell’area di rigore
partenopea, ottengono un calcio di punizione poi realizzato magistralmente da Mancosu. Anche in questo caso potrebbe essere “materiale da VAR” essendo il gol viziato da una possibile “svista” del direttore di gara, eppure, tutto tace.
Il discorso finale si riduce alla solita, noiosa e mai risolta sentenza:
perché il VAR non interviene? Perché non aspettare anche qualche minuto in più per rivedere più volte un’azione che può cambiare la partita?
Gli errori arbitrali sono sempre esistiti e sempre esisteranno, ma il vero problema è il continuare a “ignorare” un elemento che può offrire un preziosissimo supporto come il VAR. Queste situazioni non fanno che creare un effetto opposto per gli arbitri: prima dell’esistenza del VAR un errore, per quanto grave, poteva essere perdonato, mentre con la presenza dell’assistente virtuale si rischia che i tifosi giudichino tutte le mancate applicazioni come malafede.
Così non va, che senso ha avere gli strumenti per rivoluzionare il calcio senza utilizzarli?
Ma, per quanto pesanti, gli episodi di domenica non possono essere una giustificazione alle lacune del Napoli. La difesa, ormai, è diventata un problema: i partenopei hanno subito gol in 19 partite e, tra tutti, Koulibaly non riesce a tornare sui ritmi degli scorsi campionati. La mancanza di un difensore duttile e di
impostazione come Albiol si sta facendo sentire e Manolas prima e Maksimovic poi non danno quella sicurezza necessaria per arginare le manovre avversarie. L’attacco crea, gioca, fraseggia… ma spreca troppo e segna poco. Con il Lecce, i partenopei hanno avuto un buon approccio alla partita ma, tra pali e occasioni
sciupate, si sono sempre ritrovati con l’ansia e la paura di essere puniti dalle ripartenze giallorosse. Gattuso dovrà ancora lavorare molto per trovare modulo e uomini giusti per il suo gioco e per imporre un’identità ben precisa alla squadra.
Doverosi i complimenti al Lecce, grande partita e grande sacrificio con un Lapadula in giornata di grazia, un Falco straripante e un Liverani che si sta confermando un allenatore con ottime idee, ma oggi si può solo
guardare al risultato con rabbia.
Così non va, in tutti i sensi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *