Gattuso

Non mi fido, la profezia di Gennaro Gattuso

I timori di Gattuso erano fondati.  Quando il peggio sembrava ormai alle spalle, il Napoli inciampa nuovamente in casa, nuovamente contro una piccola.

Il film è uno di quelli già visti questa stagione allo stadio San Paolo. Una prima mezz’ora di grande calcio, occasioni sciupate, l’ennesimo gol subito alla prima azione pericolosa degli avversari e una conduzione arbitrale della gara che definire pietosa è generoso. A Fuorigrotta una pellicola horror che si è ripetuta spesso quest’anno.
Stabilire quale fattore abbia inciso di più è un esercizio poco proficuo, di certo gli azzurri avevano l’occasione di dare ulteriore continuità al percorso di crescita intrapreso nell’ultimo periodo ma non ci sono riusciti. La zona Champions si allontana ancora una volta, alcuni problemi che sembravano risolti si ripresentano. Gennaro Gattuso lo ha ripetuto più volte: “io non mi fido”, forse oggi ne capiamo il motivo. C’è da lavorare, con una squadra che continua a soffrire di gravi amnesie durante l’arco dei novanta minuti e che vede i propri giocatori chiave in uno stato di forma molto approssimativo.
Di tempo per riflettere poco. Bisogna passare ai fatti e servono subito. Mercoledì contro l’Inter in coppa Italia servirà tutt’altro per provare a superare il turno e per dare un senso alla stagione. Gattuso lo sa perfettamente ed è già al lavoro a Castel Volturno per capire cosa non ha funzionato. Inutile fare tabelle, non serve e soprattutto non aiuta. Interessante invece sarebbe trovare una spiegazione a tanta sofferenza e tanta fragilità mentale appena si presenta una difficoltà. Le assenze dal primo minuto di Dries Mertens, José Callejon e Kostas Manolas non possono essere una risposta convincente che è da ricercare molto più in profondità.
Il mese di febbraio è decisivo, a giugno sarà sicuramente rivoluzione, ma arrivarci con le macerie non è sicuramente l’obiettivo principale del club. Le sconfitte casalinghe contro Parma, Lecce, Bologna, Cagliari sono significative di un approccio distratto a determinati tipi di incontri. E su questo dovrà insistere il mister. Tutte le gare vanno giocate, tutte le gare meritano la giusta concentrazione. Il tecnico voleva una gara disputata come una finale di Champions. Messaggio purtroppo non pervenuto.

Le rinascite possono avere incidenti di percorso, l’importante è sapere che c’è ancora tanto da affinare e da migliorare. Tutti concentrati dunque. La scalata è ancora ripida.

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