CORONAVIRUS, Italia secondo paese per morti. “A rischio il 60% della popolazione”

Nella giornata di ieri il Coronavirus ha contribuito al decesso di ben 133 persone portando a 366 il conto totale dei deceduti.

Un numero spaventoso e preoccupante che registra un aumento dei decessi del 57% rispetto al giorno prima e che deve essere messo in relazione con il numero di contagiati che è salito di 1326 persone.

Più ridotto il numero dei guariti: 622 totali di cui 33 guariti nella giornata di ieri.

Dopo il decreto emanato ieri dal Governo, sta andando in scena una vera e propria lotta per la sopravvivenza della società, con tutti i cittadini richiamati a gran voce a restare a casa, specialmente quelli della zone “rosse”.

Anche ieri è stato il territorio Lombardo a risentire maggiormente del virus. Dei già citati 366 morti, 267 sono provenienti dalla Lombardia, mentre le altre regioni contano tra 1 a 7 morti, tranne Emilia Romagna (56) e Veneto (18).

L’Italia si piazza tristemente al secondo posto come paese con più morti per Covid-19 del Mondo. Solo la Cina avanti a noi con circa 3000 decessi. In Europa i numeri, ad oggi, sono molto più contenuti rispetto a quelli che stiamo vivendo nel “bel paese”; ma anche zone più vicine alla Cina, come la Corea del Sud, non arrivano a registrare numeri talmente alti come quelli italiani.

Ed è per questo che l’appello fatto da Walter Ricciardi è ancora più significativo. “Italiani state a casa se potete”. Sono ancora vivide nei nostri ricordi le immagini che ritraevano le grandi città come Milano, Roma, Napoli, ricche di gente intente a godersi il sabato sera. Ed è proprio questo comportamento, giustificabile o meno, che fa arrabbiare gli addetti ai lavori.

Secondo una stima se il virus dovesse continuare a diffondersi con questa portata potrebbe infettare almeno il 60% della popolazione.

Intanto caos anche nelle carceri. Molti complessi di detenzione ieri hanno dovuto fare i conti con le proteste dei detenuti, preoccupati dalla situazione in corso. A Modena sono morti 3 detenuti, mentre a Napoli, Bari e Palermo sono iniziate delle pericolose rivolte.

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